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CHI HA DIRITTO AL SUPERBONUS 110% NEL 2024

Aggiornamento: 17 gen



Il percorso del Superbonus 110% volge al termine. Nel 2024 non sarà più erogata questa percentuale per le spese dell’anno, bensì il 70%, entro la scadenza limite del 31 dicembre 2024.

Nel 2025 ci sarà un ulteriore scalino da compiere: la percentuale scenderà al 65% e il prossimo anno sarà anche l’ultimo che vedrà attivo questo bonus.  


Condomini con spese asseverate entro il 31 dicembre 2023

Chi ha diritto dunque al Superbonus 110% nel 2024? La possibilità di avere un rimborso del 110% resta attiva solo per le spese effettuate e asseverate dentro il 31 dicembre 2023 e solo per i condomini.

In questo caso, occorre avere presentato uno Stato di avanzamento dei lavori entro il termine del 2023. Come accennato, l’opzione è attiva solo per i condomini, mentre per le villette l’agevolazione è terminata con lo scadere del 2023. 



Cosa fare se i lavori sono ancora in corso: sconto al 70% o sanatoria 

Chi non avesse ancora terminato lavori in corso ha la possibilità di passare allo sconto del 70% oppure di beneficiare della sanatoria prevista dal governo Meloni

Quest’ultima è rivolta a chi non portasse a termine i lavori o non raggiungesse il miglioramento di due classi energetiche richiesto dal Superbonus. Grazie alla sanatoria, non sarà necessario restituire i crediti riscossi finora.

La misura dovrebbe semplificare la chiusura dei cantieri e ridurre la possibilità di contenziosi tra aziende e committenti.


Il fondo di povertà per ISEE sotto i 15mila euro

È stato previsto un’ulteriore misura e ha istituito un fondo di povertà per ISEE sotto i 15mila euro. I soggetti interessati potranno ricevere un ulteriore aiuto da parte del governo, che andrà a coprire in parte la differenza tra il 70% e il 110% per le spese effettuate entro il 31 ottobre 2024. 

Il fondo di povertà è dedicato esclusivamente a chi ha portato a termine e asseverato almeno il 60% dei lavori entro il 31 dicembre 2023.

Al momento è stato istituito un fondo di circa 16 milioni di euro, che probabilmente però non sarà sufficiente. Si attendono aggiornamenti da parte del Ministero dell’Economia nei prossimi mesi.

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