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DIRETTIVA CASA GREEN E RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO EDILIZIO: COSA SAPERE



L’efficientamento energetico degli edifici, attraverso la ristrutturazione degli stabili meno performanti, rappresenta uno degli strumenti più efficienti per ridurre le immissioni nocive da idrocarburi. 

Nel nostro Paese, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (meglio conosciuto come “PNIEC”) in attuazione di quanto stabilito nella Componente 3 della Missione 2 del PNRR, “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”, si pone obiettivi ambiziosi proprio in termini di riqualificazione edilizia, al fine di contenere le dispersioni di calore, ridurre i consumi ed ottimizzare l’uso delle fonti rinnovabili. 


La riqualificazione degli edifici nel PNRR

Nell’ambito delle iniziative che compongono la Missione 2, oltre alla riduzione dei consumi, da cui consegue l’abbattimento delle emissioni di CO2, sono rilevanti anche le misure per contenere il rischio sismico (che nel nostro Paese particolarmente elevato) e migliorare le condizioni dei centri abitati, contrastando, in maniera incidente, la povertà energetica.

In quest’ottica, la citata Componente 3, si pone alcuni obiettivi specifici

  • attuazione di un programma per migliorare l’efficienza e la sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, con interventi mirati, riguardanti in particolare scuole e cittadelle giudiziarie; 

  • introdurre un incentivo temporaneo per la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico del patrimonio immobiliare privato e per l’edilizia sociale, attraverso detrazioni fiscali per i costi sostenuti per gli interventi; c) sviluppare sistemi di teleriscaldamento efficienti e performanti.


La ristrutturazione edilizia con finalità di risparmio energetico

In quest’ottica, ben si inserisce la Direttiva casa green, più correttamente Direttiva “Energy Performance of Buildings Directive”, approvata nella seduta plenaria del Parlamento Europeo del 12 marzo, che tanto spazio ha dedicato alla ristrutturazione, a fini energetici, del patrimonio edilizio italiano.

Di seguito, le misure adottate in attuazione dei dettami provenienti dalle politiche energetiche di matrice europeista, che trovano la loro origine nel più ampio programma denominato “Fit For 55”.

Si tratta di quel pacchetto di riforme che è stato adottato dalla Commissione europea nel 2021 e che fa parte, a sua volta, del piano europeo del “Green Deal”, che impone il raggiungimento della neutralità energetica sul territorio europeo entro il 2050:

  • per gli edifici di nuova costruzione, si prevede che dal 2030 tutti gli edifici privati a carattere residenziale siano obbligatoriamente costruiti a emissioni zero; per gli edifici pubblici il medesimo obbligo scatterà già dal 2028.

  • per gli edifici, invece, già esistenti, che abbiano natura residenziale, viene fissato l’obiettivo di ristrutturarne il 15%; tuttavia, ed è questa la modifica più rilevante, detta percentuale dovrà essere parametrata, non alla classe energetica del singolo edificio sul quale si interviene, ma alle medie di riferimento per ciascuno Stato membro e sul suo intero patrimonio edilizio.

Sussiste, inoltre, un vincolo ulteriore, in quanto la maggior parte delle ristrutturazioni dovrà avere ad oggetto esclusivamente il 43% del totale degli immobili meno performanti, al fine di evitare il ricorso indiscriminato, e non mirato, alla ristrutturazione degli immobili nuovi, già in buono stato manutentivo.

Infine, due ultime prescrizioni degne di nota:

  • i consumi di energia degli edifici residenziali dovranno ridursi del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035;

  • il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni dovrà essere ristrutturato entro il 2030 e il 25% entro il 2035.

In ogni caso, infine, entro il 2050 l’intero patrimonio edilizio esistente dovrà essere a emissioni zero.

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